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22/06/10

Shock Troopers (Ita) - Blades and Rods

Band: Shock Troopers
Titolo: Blades and Rods
Nazionalità: Italiana
Anno: 2010
Produzione: Punishment 18 Records

Per la nuova recensione scendiamo nel profondo Sud, per la precisione nella bellissima Palermo, terra che ha dato i natali a gli Shock Troopers, interessante band, sotto contratto con la Punishment18 Records, con in curriculum già quasi 10 anni di attività, un demo e 2 albums: Shock Troopers del 2007 e Blades and Rods che passeremo subito a recensire.
Il gruppo si ispira alla scena punk/thrash riportando alla mente gruppi come S.O.D., D.R.I. , Acid Drinkers e Cryptic Slaughter miscelato con il thrash core dei recenti Municipal Waste, la fusione di tutto ciò è Blades and Rods, album che sembra aumentare le già alte quotazioni di questi Shock Troopers, forti di una buona fama in terra sicula e sempre più determinati a far sentire la propria voce anche a livello nazionale.
Venticinque minuti possono bastare per sfornare un buon album, 11 tracce della media di 2 minuti l’una, una buona produzione, pezzi veloci, ridotti all’osso e convincenti, pochissimi gli assoli, tanta invece la rabbia, che traspare già da testi come The Rape e Jail Word, che si scagliano ferocemente contro i potenti di turno, Toilet show e Competition, due invettive rispettivamente contro TV e contest musicali, ma soprattutto la violenta titletrack (rappresentata adeguatamente dalla copertina che inscena in forma fumettistica un massacro da guerriglia in cui giacciono a terra i corpi di un prete, un poliziotto e un naziskin) vero e proprio masterpiece dell’album, che appunto supera lo standard medio (piuttosto alto) delle composizioni. Poco sotto ci può stare Road Thrash, altra mazzata nei denti, ma anche la succitata Toilet Show a salire sul podio dei tre episodi più convincenti.
Sul myspace sono presenti anche numerosi video live che dimostrano anche una spiccata attitudine dal vivo, come è giusto immaginarsi da una bands simile, insomma le carte in regola ci sono tutte. La Sicilia sembra avere quindi a disposizione un’altra potenziale band (insieme a gli Urto) che può tenere alto il buon nome del thrash a livello nazionale. Da tenere d’occhio!

Tracklist:
1. Intro
2. Competition
3. Take Your Eyes Off Me
4. Blades And Rods
5. Vice
6. Road Thrash
7. Toilet Show
8. Protection Money
9. Jail World
10. Waterboarding
11. The Rape

Recensore: Alex The Drunkard
Voto: 7/10
Contatti: http://www.myspace.com/shocktroopers

15/06/10

National Suicide (Ita) - The Old Family is Still Alive

Band: National Suicide
Titolo: The Old Family is Still Alive
Nazionalità: Italiana
Anno: 2009
Produzione: My Graveyard Productions

Esistono album che hanno il potere di riportarti indietro nel tempo, esistono gruppi che se ne fottono delle mode e suonano soltanto quel che a loro piace, nessuna concessione post/nu, nessun dannato break down ma solo sano thrash anni 80 a palate!
Questi National Suicide sono proprio tutto questo! Un salto indietro di parecchi anni, per tornare all’epoca d’oro del metal, quando le band puzzavano di alcohol e sudiciume, un pesante calcio nei denti ai tantissimi gruppi di bimbiminkia dell’ultim’ora!Il loro credo è ribadito già nel profilo del loro space “HELP US TO KEEP THE WORLD CLEAN! WITH THE WORDS NU/POST WE CLEAN OUR ASS! DO THE SAME!” a ribadire che loro non ci fanno, ci sono!
E’ bastato solo un promo, seguito da un album a questi 5 thrashettoni per farsi notare dal grande pubblico italiano, infatti The Old Family is Still Alive ha avuto un successo enorme, tant’è che la My Graveyard Productions è stata costretta a ristampare una seconda edizione (comprensiva di 4 tracce estratte dal demo) importanti date in Italia e all’estero poi hanno consacrato i National Suicide come una delle speranze più rosee dell’underground thrash italiano ( insieme a Subhuman e Neurasthenia) grazie alla loro capacità di ridare freschezza alla vecchia scuola thrash senza dover però scendere a compromessi!
The Old Family is Still Alive presenta 9 tracce che non stancano nè annoiano, l’accostamento più facile riguarda gli Overkill, i riff sono accattivanti, la batteria è sostenuta e incalzante, e il singer (di chiara ispirazione Bobby “Blitz”) tesse le fila di un cantato che si amalgama perfettamente a tutto il resto.
Si parte con il brano omonimo National Suicide, e al grido di “Defend the line!” si inizia questo viaggio nel tempo, prendete una birra e preparatevi al massacro, un elettrothrashock vi assalirà!
La successiva Nu Posers don’t Scare Anyone cattura con un accattivante refrain ma anche con un Mini (voce) qui in stato di grazia, cattivo e grintoso. La titletrack appare meno ispirata delle precedenti ma grazie a un po’ di mestiere si mantiene comunque un sufficiente standard qualitativo. In Let me see your pogo il titolo parla da sé, le chitarre qui sono taglienti come lame, e si ritorna a un thrash marcio e diretto, gran bel pezzo, un vero e proprio incitamento al pogo che sicuramente riscuote molto successo soprattutto in sede live, anche l’assolo coinvolge e travolge rendendolo forse l’episodio migliore dell’album. Wanted strizza l’occhio a sonorità più heavy/speed di vecchia scuola Motorhead, ottimo intro per la successiva Into the Clubhouse, altro pezzo da 90 dell’album, che parte con un rombo di moto incalzato dal ritmo costante della batteria, come al solito l’espressività del singer fa aumentare parecchio la quotazione del brano che comunque si difende bene grazie a un songwriting qui più originale, condito da gustosi break di basso e chitarra e da potenti cori., refrain che coglie nel segno, orecchiabile cantato e testo:
“Into The Clubhouse – fire and flames
Adrenaline is pumpin’ feedin up my brain
Into the Clubhouse – nothin’ to lose
Love and Hate accelerate: this is the way we choose!”
che carica per bene prima della scarica adrenalinica del bellissimo assolo. Applausi!
Mancano ancora tre pezzi eppure giunti qui la qualità dell’album fa sì che ci si possa già sentire appagati da quanto ascoltato sinora, ottimo segno! Please Welcome…My Friends è un altro gioiello, granitica nella sua semplicità , è insieme a Let me see your pogo il brano più “old style” dell’album, riporta alla memoria i primi Destruction ed Exodus….nostalgia canaglia!
Sucks’n’ Artillery si apre con piacevoli intro di gemiti da pompino intenso e ben fatto e scorre via senza particolari picchi di rilievo, a This is a Raid il compito di chiudere come si deve quest’ottimo full, non aggiunge né toglie niente a quanto sentito sinora, si limita a ripetere il compitino svolto sinora, ma sempre e comunque con la grinta e la bravura che risaltano da questo lavoro.
In conclusione voto ampiamente positivo, come prevedibile. Questo The Old Family is Still Alive merita numerosi elogi, innanzitutto la bravura nell’aver riesumato alla grande il sound ottantiano abbellendolo di una freschezza nuova e soprattutto senza snaturarne la struttura, la maturità musicale inoltre è evidente, per tutti in particolare per il singer Mini, vera marci in più per il gruppo che sa di poter contare sulla sua duttilità vocale e sulla sua capacità di interpretazione del brano. Nota di merita anche per i testi, niente di eclatante sia chiaro, ma sono comunque molto curati e mai banali. La tirata di orecchie arriva invece per l’aspetto grafico, un po’ trascurato, il logo è palesemente copiato dai Nuclear Assault e per l’artwork si poteva sicuramente trovare qualcosa di meglio, ma vabbè in fin dei conti sono dettagli.
Il difficile per i National Suicide verrà ora, un grande album può starci, ma sapersi confermare è la sfida da superare, in cui molte promesse cadono, e solo i migliori escono indenni, il secondo album ci servirà per capire se abbiamo davanti una meteora o un gruppo che sembra destinato a raccogliere l’eredità di Necrodeath, Schizo e Bulldozer tra i mostri sacri del thrash italiano. Horns up e in bocca al lupo ai National Suicide, non deludeteci!

Tracklist:
1. National Suicide
2. Nu Posers don’t scare anyone
3. The Old Family is Still Alive
4. Let Me See Your Pogo
5. Wanted
6. Into The Clubhouse
7. Please Welcome…My Friends
8. Sucks ‘n’Artillery
9. This is a Raid

Recensore: Alex The Drunkard
Voto: 8,5/10
Contatti: http://www.myspace.com/nationalsuicidethrash

12/05/10

Endless Pain (Ita) - Course of Hate

Band: Endless Pain
Titolo: Course of Hate
Nazionalità: Italiana
Anno: 2009
Produzione: Autoprodotto

La recensione odierna ha per oggetto gli Endless Pain, band con esperienza quasi decennale, risale infatti al 2001 la nascita del gruppo, e in questi 9 anni non si può dire che questo gruppo bresciano non si sia dato da fare, nel 2002 arriva il primo demo The Cruel Way of War, seguito un anno dopo da Shotgun Carnage, per poi giungere finalmente a ben 2 album, Born in Violence nel 2005 e De-Generation War nel 2008. Prima di arrivare all’EP Course of Hate di 4 tracce questa cazzutissima band si è tolta anche diverse soddisfazioni in sede live, aprendo per mostri sacri del calibro di Tankard, Destruction, Slayer, Anthrax e Sodom, insomma da come avrete capito, non abbiamo qui a che fare con dei novellini alle prime armi, ma con gente che costituisce già una solida porzione dell’underground italiano.
Con questo nuovo EP la band ha anche intenzione di dare in pasto alla critica un assaggio della potenza live, in quanto oltre ai 4 brani è presente un dvd live registrato con 7 telecamere e in maniera professionale; quanto al sound invece, questi Endless Pain propongono un thrash death di sicuro impatto, con il singer che si pone come potenziale arma in più a disposizione del gruppo, davvero pregevole infatti la sua voce che con un urlo potrebbe abbattere un muro, la sua timbrica ricorda inoltre Peter Wiwczarek, cantante dei Vader, ottima comunque la prestazione anche degli altri componenti.
Si parte con Unleash the Fury, titolo quanto mai azzeccato, visto che la furia Endless Pain si scatena già dai primi secondi con un muro sonoro interrotto nel mezzo da un attenuato breakdown , per poi ripartire con un’altra scarica adrenalinica. Sensorial Deprivation parte più lenta rispetto alla precedente, con inserti profondi e cupi dannatamente Morbid Angel in cui il singer ha modo di dar maggiore sfogo al proprio growl in un condensato di death e doom, senza dimenticare però la consueta sfuriata thrash che tanto bene fa alle nostre orecchie.
Blood Feud è un altro pezzo di buon livello, esaltante nei frangenti tirati e sostenuti, in cui gli Endless Pain dimostrano tutta la loro ferocia; chiude il tutto From the Ashes che ricalca lo schema della precedente ma con un cantato di maggior coinvolgimento. A suggellare la chiusura arriva un inaspettato stacchetto di archi e pianoforte, che sebbene non centri un cazzo fa comunque la sua figura.
Indubbiamente un ottimo prodotto, anche se 4 pezzi sono sempre pochi sono sempre pochi per poter dare un giudizio esaustivo, questo Couse of Hate è di sicuro un’interessante base per il prossimo full, con cui si spera questa band possa ricevere il giusto riconoscimento.

Tracklist:
1. Let the End Begin
2. Unleash The Fury
3. Sensorial Deprivation
4. Blood Feud
5. From the Ashes

Recensore: Alex The Drunkard
Voto: 7,5/10
Contatti: http://www.myspace.com/endlesspainband

24/04/10

Land of Hate (Ita) - Neutralized Existence

Band: Land of Hate
Titolo: Neutralized Existence
Nazionalità: Italiana
Anno: 2009
Produzione: Infernal Kaos Production

La Calabria è una terra che offre alla nostra penisola italiana una delle scene locali più rigogliose, tante sono le bands infatti che meriterebbero maggiore attenzione, ma poche riescono davvero a emergere, seppur nel contesto di media-bassa visibilità che il meridione offre.
Tra queste, esponenti di spicco sono sicuramente i Land of Hate, da Catanzaro, che han fatto della coerenza la loro bandiera, difficilmente infatti vedrete questa band vendere il culo o scendere a compromessi in cambio di un illusorio successo, e questo non può che essere un attestato di stima verso chi rifiuta in modo deciso i facili percorsi alternativi. , del resto i Kreator insegnano “Servant in Heaven, King in Hell”!
Dopo questa doverosa introduzione arriviamo quindi all’analisi di questo Neutralized Existence, primo full del gruppo, che dal 2005 (anno di nascita) ad ora han sfornato anche 2 EP e 2 Split cd. La dichiarazione d’intenti appare chiara già a partire dalla copertina, inquietante e cattiva, e proprio la cattiveria è l’ingrediente principale dell’album, 8 tracce feroci ma soprattutto cattive, intrise di rabbia, per un thrash death che riporta subito col pensiero ai fasti dei ben noti Sepultura (e qui si intende i Sepultura “storici” non la caricatura che ne ha attualmente preso il posto9 ma anche a gli Obituary.
Neutralized Existence riesce a coinvolgere e colpire grazie a una buona combinazione di feroci parti fulminee e al limite del death con rallentamenti più corposi e cadenzati, il tutto amalgamato con le linee vocali variegate del singer Marco Verardi , il quale alterna un growl catacombale a uno scream swedish style; Gli episodi più convincenti sono senz’altro Minds Devourer bellissimo pezzo (presente anche sulla prossima compilation di Thrash Universe) rabbia, violenza e un pregevolissimo stacco melodico, Extreme Violence che tiene fede al titolo, una potenza inaudita fatta di urla e blast beats vi travolgerà! Da non dimenticare anche Murderous State, potente anatema antistatale che si abbatte convinto sui vostri timpani:
“Travelling through the fear
Fighting the murderous state
Respect? Is a Lie!
Revolution against your lies!”
Questo Neutralized Existence appare quindi come la prova più che convincente di un gruppo maturo e consapevole delle proprie capacità, chi già li conosce sa che il marchio Land of Hate è una garanzia, chi invece no troverà in quest’album un ottimo motivo per seguire la loro evoluzione o assistere a uno dei loro numerosi show live, supportiamo le bands valide e non i soliti raccomandati del cazzo!
Dalla Calabria con furore!

Tracklist:
1. Claustrophobic
2. The Torment
3. Murderous State
4. Minds Devourer
5. Neutralized Existence
6. From the Street
7. In the Hands of Destruction
8. Extreme Violence

Recensore: Alex The Drunkard
Voto: 8/10
Contatti: http://www.myspace.com/landofhateband

29/03/10

Game Over (Ita) - Heavy Damage

Band: Game Over
Titolo: Heavy Damage
Nazionalità:Italiana
Anno: 2009
Produzione: Autoprodotto

Da Ferrara arrivano i Game Over, quartetto di ragazzi cresciuti a pane e thrash (anni '80, quello nudo e crudo quindi) e per loro, come si può ascoltare dall’ EP Heavy Damage, il tempo sembra essersi fermato. La loro musica è infatti un concentrato nostalgico, senza nessuna concessione di sorta a panterismi et similia.
Già dal moniker del gruppo si può intuire lo stile di riferimento, che sprizza l’occhio ovviamente ai Nuclear Assault e a ai primi Overkill, le ritmiche, come il genere richiede tendono a essere incessanti, la batteria incalzante e la voce del cantante-bassista è marcia quanto basta, insomma coi fondamentali siamo a posto.
Scendiamo ora più nello specifico per quanto riguarda i pezzi, 5 scariche di pura elettricità metal (più un mini pezzo di 28 secondi) che si fanno ascoltare in maniera piuttosto piacevole, raggiungendo anche l’obiettivo di entrare nella testa dell’ascoltatore grazie a una discreta orecchiabilità e a una serie di ripetizioni che “rafforzano il concetto”, immagino inoltre che in sede live questi 4 ragazzi facciano la loro porca figura.
Si parte con Dawn of the Dead, semplice ed essenziale opener, in pieno stile teutonico, impossibile non farsi venire in mente Exumer o S.D.I., come anche impossibile è evitare di canticchiarla dopo averla ascoltata. Innocent Victims continua a scorrere veloce come un treno, non spostandosi di un millimetro dalla precedente, Heavy Damage parte rallentando il ritmo, dando così l’opportunità di riprendersi dalle 2 bordate precedenti, il pezzo si mantiene così più contenuto, ma senza stancare ed esplodendo solo nel finale. Dopo il breve intermezzo N.F.H si passa a Science Addiction, pezzo debole del lotto, che non riesce a coinvolgere più di tanto. La conclusiva Tupa Tupa or Die al contrario è senz’altro l’episodio migliore dell’Ep, trascinante al massimo e con un refrain di cori, che dà la carica giusta per affrontare l’ennesima sferzata thrash che ci attende subito dopo.
In conclusione questo Heavy Damage è senz’altro un buon prodotto con cui questi Game Over iniziano a farsi notare, i limiti ci sono, questo è innegabile, e mi riferisco soprattutto al songwriting dalla struttura rigida e alquanto prevedibile, in certi momenti infatti la sensazione di deja-vu è palpabile, manca infatti la scintilla di originalità che farebbe far loro il salto di qualità, ma è vero anche che i margini di miglioramento ci sono. Gli assoli sono un altro elemento migliorabile, si potrebbe fare di più.
Detto questo, teniamo d’occhio questa band, non rimane che aspettare un full nel quale convogliare una maggiore maturità musicale, questo Ep è una buona promessa, spetta a loro confermarsi.
Un ultimo appunto per la copertina, disegnata a mano, grezzissima e dannatamente old-style, quindi adatta allo scopo!

Tracklist:
01. Dawn of the Dead
02. Innocent Victims
03. Heavy Damage
04. N.F.H.
05. Science Addiction
06. Tupa Tupa or Die

Recensore: Alex the Drunkard
Voto: 6,5/10
Contatti: http://www.myspace.com/gameoverthrash

05/03/10

Warknife (Ita) - Dream of Desolation

Band: Warknife
Titolo: Dream of Desolation
Nazionalità: Italiana
Anno: 2009
Produzione: Autoprodotto

Non è impresa facile per me trovarmi a recensire il debutto dei salentini Warknife, questo perché sono molto legato a questa band per via del grande rapporto di amicizia con loro, tuttavia cercherò di essere quanto più neutrale possibile.
Dopo questa doverosa introduzione passiamo a qualche rapido cenno sulla storia di questo gruppo, attivo già dal 2006 con i 2 fondatori Simone (chitarra ritmica) e Cesare (batteria). Dopo un periodo di gavetta di un paio d’anni e numerosi cambi di line-up giungono finalmente a una formazione stabile che vede oltre ai due fondatori, Fabrizio alla chitarra solista, Marco alla voce e Daniele al basso. I tempi sono quindi maturi per concepire il primo album, dal titolo Dream of Desolation, che oltre ad essere uno degli 8 brani è anche il vecchio nome della band, poi sostituito dall’attuale moniker Warknife.
Dream of Desolation è il risultato della fusione delle due anime Warknife, la prima riguardante la vecchia line up, dedita a un Thrash inneggiante alla Bay Area e di chiaro richiamo Testament, la seconda invece rappresenta l’attuale stampo Death a metà tra Monstrosity e Blood Red Throne.
Un’intro di guerra ci introduce al primo pezzo di quest’album, Into the Infernal Confusion, violentissimo pugno nello stomaco dell’ascoltatore , deciso e diretto come ogni buon pezzo d’apertura, stordisce con una scarica Thrash, interrotta solo in parte da intervalli sincopati che richiamano alla mente i Machine Head di Burn my Eyes.
La successiva When All Burn procede sulla stessa linea della precedente, in evidenza qui Marco, che con la sua voce disegna la struttura del pezzo, a tratti potente e veloce, e a tratti più melodico e di ampio respiro, grazie a gradevoli stacchi, impreziositi da azzeccatissime parti soliste sia di chitarra che di basso.
La titletrack Dream of Desolation è sicuramente uno dei pezzi più rappresentativi del gruppo: ottimo lavoro di riffing per un pezzo che oltre ad essere facilmente orecchiabile dispone di numerosi cambi di tempo che lo rendono un pezzo abbastanza completo. Unica pecca il fatto di essere stato “velocizzato” rispetto alla versione “live”, scelta che su disco penalizza in determinati punti il brano rendendolo meno nitido e più confuso.
Vermin, invece è un brano incentrato sulla cadenza pesante e sistematica delle chitarre, che qui spadroneggiano con caparbietà, sostenuti dal tappeto di doppia cassa della batteria, il pezzo è elaborato e potente, con inserti soft che accentuano il contrasto con la ruvidità della struttura portante.
Lo splendido riff di apertura (che ricorda gli Slayer di South of Heaven) introduce A Dead Memories, brano che dopo l’ottima parte iniziale cade un po’ di tono, non riuscendo a mantenersi sugli stessi livelli, se non quando viene ripreso il riff succitato. L’assolo è impietosamente fuori contesto.
La successiva New Crusade, introdotta da una breve frase di Nixon (cari miei Warknife, ma che c’azzecca Nixon con un testo come quello del pezzo in questione, che parla di fanatismo religioso????) riporta il disco su lidi più prettamente Thrash. Il pezzo è tra i più violenti dell’album (insieme all’opener) attacco secco, ritmo costantemente alto, batteria che scandisce un continuo headbanging, brano sicuramente promosso a pieni voti.
Damned Silence è la canzone più datata di questo Dream of Desolation, scorre via molto bene e in maniera piuttosto piacevole, da segnalare qui la parte di basso di Daniele che ha un’ampia vetrina per dimostrare il suo ruolo di valore aggiunto del gruppo.
Chiude l’album March of the Sentenced Souls, brano semplice e orecchiabile, che segue appunto il ritmo di una marcia e che rimane facilmente in testa.
In conclusione questo Dream of Desolation è un debut album più che buono che sicuramente attirerà a se notevoli consensi, non mi resta che augurare al gruppo traguardi ambiziosi, perché le capacità e la serietà per raggiungerli ci sono eccome.

Tracklist:
1. Entrance
2. Into the Infernal Confusion
3. When all burns
4. Dream of Desolation
5. Vermin
6. Dead Memories
7. New Crusade
8. Damned Silence
9. March of the sentenced souls

Voto: 8/10
Recensore: Alex the Drunkard
Contatti: http://www.myspace.com/warknife

01/03/10

Ciementificio (Ita) - Rosso Sangue Bianco Ossa

Band: Ciementificio
Titolo: Rosso Sangue Bianco Ossa
Nazionalità: Italiana
Anno: 2007
Produzione: Autoproduzione

Ogni tanto in mezzo a cotanta marmaglia Metal di piagnoni/satanisti/gotici salta fuori dal nulla qualche band che ancora usa la musica per divertirsi e divertire.
Gli abruzzesi Ciementificio appartengono senz’altro a quest’ultima categoria: quattro simpatici dementi che fan confluire nel loro debutto Rosso Sangue Bianco Ossa 40 minuti di puro divertimento in Metal! Titoli come Zom-B, Vacche Zopito Cemento e Delfino Borchiato ci danno il benvenuto nella dimensione Ciementificio, un mondo dove probabilmente niente ha senso ma va bene così!
Sette sono le tracce di questo disco, si parte con Zom-B, una bella scarica Thrash al grido di “Dalla Cina al Perù sarai zombie pure tu!” che si conclude con un augurio di buona morte a tutti.
La successiva Rosso Sangue Bianco Ossa nonostante dia il titolo all’album è a mio parere il pezzo meno coinvolgente, ma ciò nonostante si lascia ascoltare piacevolmente. La tankardiana La Valle dei Morti segue il leitmotiv dell’opener, regalandoci perle come “Rosso di sera, cemento si spera”…. prima di esplodere nel finale con il classico stacco da pogo…. Applausi!
La Luce Blu Sotto è l’apice del delirio Ciementificio, basato sulla ripetizione continua della frase “CON LA LUCE BLU SOTTO” preceduta ogni volta da una variante diversa e totalmente non sense, che cresce in un escalation di assurdità degna della Gialappa’s!
Vacche, Zopito, Cemento e Delfino Borchiato sono due corposi episodi (rispettivamente di 9 e 8 minuti) che però nonostante la lunghezza riescono a non annoiare, anzi sono un valore aggiunto per via della buona varietà della proposta, se la prima ha l’aria di una allegra filastrocca folleggiante, la seconda indurisce il sound riportando il gruppo su lidi più Punk/Thrash.
Chiudo la rece con quella Macedonia di Interiora Bovine già presente sulla prima compilation di Thrash Universe, intrisa di Death, sangue e truculenta, la perfetta anthem anti-vegetariana!
Rosso Sangue Bianco Ossa in conclusione è un ottimo album che abbonda in originalità e demenzialità, progster e affini possono tranquillamente starne alla larga, ma per chi ha voglia di abbandonarsi a un piacevole ascolto di una band che non si prende sul serio, questi quattro abruzzesi sono l’ideale!
“Là dove c’era l’erba ora c’è……. un cementificio!”

Tracklist:
1. Zom-B
2. Rosso sangue bianco ossa
3. La valle dei morti
4. La luce blu sotto
5. Vacche cemento zopito
6. Macedonia di interiora bovine
7. Delfino borchiato

Recensore: Alex the Drunkard - dawsss85@libero.it
Voto: 7,5/10
Contatti: http://www.myspace.com/ciementificio

10/02/10

Bulldozer (Ita) - Neurodeliri

Band: Bulldozer
Titolo: Neurodeliri
Nazionalità: Italiana
Anno: 1988
Produzione: Metalmaster

Il countdown è cominciato già da un pezzo.
Dal momento in cui Andy Panigada e AC Wild hanno annunciato la reunion, l’Italia metallara non aspetta altro che il nuovo capitolo di una leggenda nostrana chiamata BULLDOZER.
In attesa che arrivi la fatidica data di uscita dell’agognato Unexpected Fate facciamo un passo indietro al 1988, anno in cui risale l’ultimo studio album, intitolato Neurodeliri; successivamente il gruppo registrò il live-album Alive in Poland e un EP di scarso successo Dance got sick, per poi sciogliersi sul finire del 1990 causa partenza per gli Usa del batterista Klister.
Al quarto album i Bulldozer ci arrivano con la consapevolezza dei big, i precedenti The day of wrath, The Final Separation e soprattutto l’ottimo IX hanno lanciato il gruppo nell’Olimpo del metal tricolore, ma il meglio deve ancora arrivare; Neurodeliri è infatti considerato l’album più significativo del terzetto milanese, una perfetta sintesi dei lavori precedenti, in poche parole fu il miglior modo per congedarsi dai propri fans.
Il 1988 è anche un anno tragico per i Bulldozer: Dario Carria, ex bassista e fondatore della band si suicida, ed è infatti alla sua memoria che viene dato alla luce l’album, intitolato appunto Neurodeliri come il nome della band da lui creata.
La morte dell’amico Dario influenza notevolmente tutto il lavoro, sia nei testi che nella musica, come traspare già dalle note iniziali del disco.. un’aria funebre di tastiera introduce la titletrack, che racchiude nei chorus la commozione per il suo triste destino:
“Filled by desperation
another fallen angel’s suicide
(...)
Persecuted by misfortune
Sad but proud till the end”
Con la successiva Minkions si cambia totalmente registro. Un thrash schietto e veloce fa da sfondo all’invettiva contro le bands di minchioni (tanto attuali ancora adesso!) fredde e costruite ad arte per fare breccia nei cuori di altrettanto minchioni fans.
La fulminante chitarra di Andy dà il via a We are italian, Rob lo incalza pestando di brutto, AC Wild stavolta si scaglia contro i tanti detrattori del nostro bel paese, il chiaro messaggio che si evince dal testo è che noi siamo italiani… e se voi non lo siete son cazzi vostri! Facile pensare che questo implicito “fanculo” sia diretto anche alle varie riviste estere che hanno sempre mostrato un po’ di ostracismo nei loro confronti, forse anche per il fatto di essere italiani.
Art of deception segue lo schema thrash della traccia precedente, ritmo incessante e headbanging continuo fino alla parte finale in cui il pezzo si snoda in un vero e proprio duello tra la chitarra di Andy e le tastiere AC Wild, difficile stabilire chi dei due sia il vincitore, una cosa però è certa, come già per Minchions il testo di questo pezzo suona dannatamente attuale.. è facile infatti ravvisare un riferimento alla classe politica del tempo, che fa il buono e il cattivo tempo, con la gente costretta ad accettare le sue menzogne.
Il successivo Ilona had been elected è sicuramente uno dei pezzi “cult” dell’album (insieme al già citato Minkions) con la loro classica ironia i Bulldozer affrontano uno degli “scandali” del periodo ovvero l’elezione al parlamento italiano di Ilona Staller, che come per la "Bocca di rosa” di De Andrè, deve difendersi dalle accuse (ipocrite) che le piovvero addosso... qui il pezzo parte con un arpeggio breve che viene però subito disintegrato da un riff potente e blackeggiante, il quale poi si muta in maniera più groove quando subentrano le tastiere, la batteria in questo frangente diventa martellante, difficile tenere a freno la testa!
Si continua poi con un attacco nuovamente di matrice black, la batteria è il solito treno in corsa, arriva Impotence, magnifica nella sua irriverenza, inclemente nel descrivere il complesso sessuale più temuto da noi uomini:
“Failed stallion you are lost
your pride and your good fame
she won, then she said
You are MEZZA SEGA! “
Semplicemente geniale!
Manca ancora qualche pezzo alla fine del disco, ma al momento in cui scrivo un’amara riflessione mi sorge spontanea: è un peccato che una band del calibro dei Bulldozer non abbia mantenuto il successo meritato, rimanendo sempre relegata allo scomodo ruolo di band “di culto” (destino comune toccato ad esempio ai siciliani Schizo) vedendosi magari sorpassare da band meno capaci ma più “commerciali”... dura legge del mercato… purtroppo!
Tornando a noi il penultimo pezzo si chiama Mors tua vita mea, pezzo tiratissimo che parte a mille, e mantiene potenza e brutalità fino alla fine con un assolo scintillante di Andy, evidenziato da stop and go che ne impreziosiscono l’ascolto.
Nella conclusiva Willful death ritorna il riferimento a Dario Carria, le note delle tastiere scandiscono lente l’incedere triste e cadenzato del pezzo, in cui Ac Wild si rivolge direttamente all’amico:
“You gave the name to the band
and now we play for you
Maybe you won’t listen
The song dedicated to (you)
But the most important fact
Is that your spirit lives
I know there was nothing to do
That’s why we will respect you”
L’emozionante assolo di Andy spezza in due la canzone, la seconda parte è più tipicamente Bulldozer-style, la voce di Ac Wild torna grintosa e chitarra e batteria ridiventano infuocate..fino alla fine, cedendo il passo solo alla ghost-track You’ll be recalled in cui risuonano le note riprese dall’iniziale Neurodeliri, facendo sì che l’album si chiuda così come era iniziato.
Come per gli Ac/Dc di Back in Black che dedicarono il loro masterpiece al compianto Bon Scott, così i Bulldozer omaggiano come meglio non potevano l’amico suicida.
Disco consigliatissimo a tutti coloro che vogliono saperne di più riguardo questa grande band, che tanto ha dato alla scena italiana, ora non ci resta che pazientare ancora un po’ per attendere la nuova fatica targata Bulldozer.
Chiudo la recensione con la dedica contenuta nel booklet:
“This album is dedicated to Dario Carria, founding member of Bulldozer who committed suicide this year. The title of this album, Neurodeliri, is named for the band he created after his involvement in Bulldozer. His contribution to our music has been very important and great.
We respect his final choice”

Tracklist:
1. Overture/Neurodeliri
2. Minkions
3. We are…italian
4. Art of deception
5. Ilona has been elected
6. Impotence
7. Mors Tua Vita Mea
8. Willlful death/ You’ll be recalled

Recensore: Alex the Drunkard - dawsss85@libero.it
Voto: 9/10
Contatti: http://www.myspace.com/bulldozerit

Devastator (Ita) - Underground 'n' Roll

Band: Devastator
Titolo: Underground 'n' Roll
Nazionalità: Italiana
Anno: 2009
Produzione: K Records

I Devastator possono ormai definirsi una band di tutto rispetto del panorama thrash undergound italiano. Ne è la prova la nutrita discografia del gruppo lucchese che ha all’attivo ben 3 dischi e 2 live album, il tutto ha fruttato alla band un tour che si è esteso in tutta Italia, comprendendo anche una serata di supporto ai leggendari Assassin e la partecipazione a numerosi eventi italiani, insomma le soddisfazioni non sembrano mancare per questi simpatici Devastator.
L’ultima fatica risale a pochi mesi fa, esattamente aprile 2009, data di uscita di Underground ‘n’ Roll, successore di Thrash ‘n’ war e di Alcoholic Invasion.
Il divertente artwork raffigura i 4 musicisti (ora 3) in versione animata, che se la spassano in un mare tossico e poco invitante, e già si capisce che l’ironia sarà il collante di tutto l’album, titoli come Sambafukka Orchestra, Satan Porno Dog, No Scout, Yes Party! e I Hate Cover Bands lanciano un allarme all’ascoltatore: “Qui niente musi lunghi o facce incazzate, qui si thrasha e ci si diverte!”
Il sound dei Devastator quindi è abbastanza vario, facile trovare un’influenza S.O.D. e D.R.I. per la componente thrash, ma sarebbe limitativo non citare anche il punk, l’hardcore, lo stoner e soprattutto il rock’n roll, tra i generi presenti in questo calderone che ha formato Underground n’ Roll.
Si parte con un intro istrionico e giocoso che annuncia:
“ Ladies and gentleman, deads and alives!
Devastator starts to play!
Underground’n’ roll is unlistenable music for dead brains like yours!
Let the torture begins! “
Dopo di che un “Vaffanculo” ben scandito apre Here we go classica opener diretta che ci introduce nel mondo Devastator, una dimensione alcolica e cazzara.
Un riff intriso di stoner apre invece il pezzo Cemetery Beach in cui groove e rock’n roll si intrecciano a meraviglia rendendo orecchiabile e gustoso questo pezzo, di sicuro tra i migliori dell’album; difficile infatti riuscire a non farsi trascinare dall’attacco:
“Get an Angelina/ get some vaseline/ get a horny horny doo!"
Ancora più difficile trattenersi dal fare air guitaring!
La successiva No Scout? Yes Party! (già presente nella nostra compilation, Italian Thrash Universe) è un pugno in faccia a scouts e hippies, la batteria di Luca disegna la trama ideale per due minuti di pogo violento e la voce di Albe è cattiva al punto giusto, forse la traccia più rappresentativa dell’album.
Bella anche la rockeggiante Desert in cui voce e chitarra diventano un tutt’uno, e la tiratissima title-track, in cui si ritorna a lidi più prettamente thrash, una vera mazzata, immagino efficacissima in sede live, peccato duri solo poco più di un minuto; stesso discorso per la successiva Smash metal drink beer che dura 1.46 min, se da una parte la durata breve dei pezzi (della media di 2 minuti) può contribuire a dare un sound più secco e diretto, dall’altra a volte lascia una sensazione di amaro in bocca, come nei pezzi su citati, in cui magari avrebbe giovato un buon minuto in più di headbanging.
Si passa a poi a My sweet cardinal e I hate cover bands, due feroci e godibili invettive, la prima contro la falsità del clero e la seconda contro l’inutilità delle cover band (quanto c’hanno ragione! ).
La distruttiva Hypocrisy (altro pezzo di spicco) chiude degnamente a ritmo di thrash questo tostissimo Underground ’n’ roll … ma il colpo di genio sta per arrivare! Una delirante quanto caciarona ghost track travolge l’ascoltatore come un fiume in piena, una risata vi seppellirà e questi Devastator sono ottimi killer!
Underground’n’roll si può quindi definire una divertente mezz’ora di thrash’n roll festaiolo e ben suonato, ideale come sottofondo per una bella serata alcolica; la musica dei Devastator infatti è per teste calde e danneggiate dall’alcohol, per gente che ai concerti poga e fa casino, insomma non siete voi a scegliere loro, sono loro che scelgono se essere ascoltati o no da voi! Un brindisi ai Devastator!

Tracklist:
01. Sambafukka Orchestra
02. Here We Go
03. Satan Porno Dog
04. Cemetery Beach
05. No Scout? Yes, Party!
06. Desert
07. Dead Pride
08. Rotten Surf
09. A Very Famous Corpse
10. Underground 'N' Roll
11. Smash Metal Drink Beer
12. My Sweet Cardinal
13. I Hate Cover Bands
14. Metal J. Fox
15. Hypocrisy

Recensore: Alex the Drunkard - dawsss85@libero.it
Voto: 7,5/10
Contatti: http://www.devastator.it/ - http://www.myspace.com/devastatorcrew

Neurasthenia (Ita) - Possessed

Band: Neurasthenia
Titolo: Possessed
Nazionalità: Italiana
Anno: 2007
Produzione: UK-Division Records

Tra le bands sicuramente più interessanti dell’attuale panorama thrash italiano possiamo trovare i bolognesi Neurasthenia, che grazie anche a un’intensa attività live (che li ha portati anche a suonare con bands del calibro di Municipal Waste, Forbidden e Fueled by Fire) si sono ritagliati anche una buona fetta di notorietà.
I Neurasthenia nascono ufficialmente nel 2004 ad opera di Neil (chitarrista ritmico e voce) e Lehmann (basso) i quali dopo il tramonto del precedente gruppo di nome Animalator decidono di rimettersi in gioco con questo interessante nuovo progetto.
Lo stile è quello nudo e crudo del thrash vecchio stampo, senza compromessi né concessioni a modernismi vari, supportato da un’ottima presenza scenica del quartetto che in sede live risulta ancora più convincente che su disco, merito soprattutto del carismatico frontman Neil, totalmente a suo agio su un palco, e ben coadiuvato anche da Lehmann e Phil.
L’album che segna il debutto è Possessed (anno di uscita 2007) disco di 8 tracce dannatamente thrash, con rimandi alla vecchia scuola di matrice Bay Area.
Il livello medio è abbastanza alto, in quanto tutti e 8 i pezzi si mantengono su buoni standard qualitativi, senza quindi registrare importanti cali di tensione, ciò fa si che Possessed risulti quindi più che soddisfacente all’ascolto.
Difficile citare una canzone piuttosto che un’altra, ci sarebbero ad esempio l’accattivante In Loving of, la grooveggiante Assassination, oppure l’opener Screaming Corpse (dal chiaro retrogusto Metallica) ma a mio parere la più coinvolgente è l’anthem Neurastenia, un vero e proprio inno thrash da cantare a squarciagola:

“Fly inside my eyes
Thrash metal is my life
Today and tomorrow
Fly inside my eyes
Thrash metal never dies
Today and tomorrow”

Di certo un testo che non brilla per profondità o originalità (in effetti questa pecca si nota non solo in questo pezzo) ma se non altro è orecchiabile e diretto. Al di là di questo comunque i Neurasthenia possono essere molto soddisfatti del lavoro, anche se a tratti sono un po’ derivativi (limite che però è caratteristico del thrash). Se l’album sarà di vostro piacimento non perdeteli dal vivo, perché è lì che il quartetto sfodera tutta la propria potenza.
Consigliato a tutti coloro che vogliono respirare una sana boccata di thrash genuino ed efficace. I cultori dell’innovazione o dei tecnicismi vari possono invece benissimo starne alla larga.

Tracklist:
1. Screaming Corpse
2. Feel Possessed
3. In loving of…
4. Majestic March
5. Neurasthenia
6. Assassination
7. The last order of god
8. Night Under Terror

Recensore: Alex the Drunkard - dawsss85@libero.it
Voto: 7/10
Contatti: http://www.neurasthenia.it/ - http://www.myspace.com/neurastheniaband

29/01/10

Bunker66 (Ita) - Out of the Bunker

Band: Buker66
Titolo: Out of the Bunker
Nazionalità: Italiana
Anno: 2009
Produzione: Autoprodotto

Signori, ecco a voi tre musicisti per i quali il tempo sembra essersi fermato a metà anni '80! Si tratta di Damien Throne (voce e basso, membro anche dei Traumagain e degli AlterAzione), Bone Incenerator (chitarra) e Desekrator of the Altar (batteria, anche lui nei Traumagain e negli AlterAzione): unendo le loro forze, i tre musicisti messinesi danno vita ai Bunker66, band dedita ad un marcissimo e straottantiano Thrash/Black, che affonda le proprie radici nel sound di Dèi del genere come Celtic Frost, Hellhammer, Venom e chi più ne ha più ne metta.
Out of the Bunker è un lavoro a dir poco intenso, suonato con passione, diretto, sfrontato, Old School fin nella più infinitesimale nota e con un Groove particolare che riesce a ben incastonarsi nell'economia del Promo-CD.
Una scarica d'adrnalina della durata di 20 minuti e mezzo, in cui aleggiano fantasmi del passato che, troppo spesso, ormai si tende a dimenticare: come non menzikn are l' "Uh!" à la Celtic Frost udibile in Blasphemous Ignorance, Radioactive Bath e Lurking Demons (of War), o l'eco degli Hellhammer più marci nella seguente Metal Redentor. O ancora la venomiana ironia di A Can of Zyklon, Please.
Un lavoro quindi che prende a piene mani dal passato. E che questo possa servire da scuola a chi, e i giorni nostri ne sono pieni, cominciano con ricchioni vari quali Slipknot o Trivium o cos'altro di peggio possa esserci. Se esiste (purtroppo), anche la schifezza che ascoltate voi è perchè prima ci sono stati i gruppi che vi ho menzionato più su, e ai quali i Bunker66 fanno riferimento col loro sound Old School. Direi che i Bunker66 sono una sorta di risposta italica ai Toxic Holocaust: e per tanto vanno supportati a priori, e senza mezzi termini.

Tracklist:
1. Walpurgisnacht
2. Blasphemous Ignorance
3. Metal Redentor
4. A Can of Zyklon, Please
5. Radioactive Bath
6. Lurking Demons (of War)

Recensore: Mosher - thrashuniverse@gmail.com
Voto: 8,5/10
Contatti: http://www.myspace.com/bunker66

29/08/09

Subhuman (Ita) - Profondo Rozzo

Band: Subhuman
Titolo: Profondo Rozzo
Nazionalità: Italiana
Anno: 2009
Produzione: Maple Metal Records


Combo toscano dedito al thrash più estremo quello che risponde al nome di Subhuman, all'esordio con questo Profondo Rozzo preceduto dal già ottimo demo Delirio n°1 del 2005. Dieci tracce rigorosamente cantate in italiano e dieci calci nel culo, diretti e senza richiesta di permesso.
Il lavoro è compatto, privo di cali di tono o di passi falsi, un vero treno che arriva a destinazione senza fermate intermedie. Lavoro davvero ottimo sotto tutti gli aspetti, a partire dalle splendide vocals di Fabrizio ‘Zula’ Ferzola sempre fra growl e scream e mai noiose. Non da meno è il reparto strumentale, con Matteo Buti ed Elia Murgia brutali esecutori del massacro chitarristico grazie al riffing sempre tirato e di ottima fattura, ed il duo Fabien Marangio (basso) e Francesco Micieli (batteria) a comporre una sessione ritmica monolitica e specchio di ottime capacità tecniche.
Il songwriting a tutto lascia pensare tranne che si stia parlando dell'esordio di una band, sarà sufficente ascoltare la title track e la seguente Nata Troia (presente anche nella compilation Italian Thrash Universe Vol.1) per rendersi subito conto che ci si trova davanti a dei professionisti. Degne di nota anche Odio Chiama Odio, Infamia e Potere e la partigiana Il Bersagliere Ha 100 Penne curiosa ed efficace rivisitazione di un canto dei tempi della seconda guerra mondiale.
Se la scena italiana manterrà questa direzione è molto probabile che all'estero cominceranno ad associare il metal italiano all'immagine di Zula vestito da suora piuttosto che a quella delle "terre incantate".

Citazione: "figli di Satana, figli di Satana, figli di Satanaaaaaaa!"

Tracklist:
1. Profondo Rozzo
2. Nata Troia
3. Trenta Denari
4. Mafia
5. Odio Chiama Odio
6. Babbo Fatale
7. Il Bersagliere ha 100 Penne
8. Infamia e Potere
9. 1110 Giorni

Recensore: Fabio "RFH" Schiavitelli
Voto: 8/10
Contatti: www.myspace.com/subhumanweb

13/06/09

Lapida (Ita) - Lapida

Band: Lapida
Titolo: Lapida
Nazionalità: Italiana
Anno: 2009
Produzione: Autoproduzione


"Il metal è la forma più pacifica che ti consente di esprimere la rabbia” - Raptus

Questo è il motto dei Lapida, Thrash Metal band di Roma, che da 10 anni smuove la capitale con la sua musica. Una locuzione semplice, d’impatto, priva di frivole allegorie, proprio come la loro musica: senza fronzoli, assoli “chilometrici” o effetti pacchiani. Una vera è propria massa granitica, che ti investe a tutta velocità con la massima potenza, tanto per ribadire la pesantezza e l’irruenza del loro spirito, già espresso nella massiccia doppiezza eufonica del loro nome.
I 4 gladiatori, ormai in circolazione da 10 anni nelle arene metalliche, ci propongo sonorità di una potenza inaudita, miscelando i semplici, ma pesanti riff di “er Condanna”(chitarrista), con la dinamicità mordace e caustica di Riggio e Tox (bassista e batterista), il tutto violentemente saldato dalla poderosa voce del cantante Raptus.
Ascoltando il primo pezzo Fight capiremo di che stiamo parlando, una canzone dura, cruda che non spreca tempo con assoli: una vera è propria battaglia contro il mondo e le sue regole, una nube piroclastica che investe tutto e tutti nella quale il pogo è inevitabile.
Come già detto prima il riff del chitarrista è tanto semplice quanto seducente, contornato da un ottimo groove del batterista che insieme alle fucilate sparate a ripetizione dal basso spingono il pubblico al massacro.
I Lapida sono spinti dalla tricuspide Thrashiana, ma nella quale non si identificano affatto e si autodefiniscono Trash, senza la famosa H tra la T iniziale e il resto della parola: attrito sonoro alla veemenza del termine stesso.
A ribadire questo concetto ci aiuta Resistencia, II pezzo della demo, in cui neanche qui si sprecano più di tanto musicalmente: l’assolo è sobrio proprio come il riff, ma non per questo la scartiamo anzi, un pezzo molto particolare, caratterizzato dalla velocità del ritornello e dalla lingua spagnola con cui è esposto. Canzone in cui troviamo l’impegno sociale del gruppo, che più di uno schiaffo educativo, esso infligge una vera e propria mazzata all’ignava indifferenza sociale di fronte al “demone” del capitalismo: "Hate,Love, Mixed in one fucking barrel of Oil".
Trash is dead è il pezzo che più si distingue tra gli altri per originalità e varietà. Stesso discorso non lo si può fare per la tecnica, anzi è sempre lo stesso. Non è di certo un gruppo che si caratterizza per lo “shredding”, ma alternano più riff e più parti dando vita ad un ottimo pezzo.
Beh una cosa è certa, i Lapida ci insegnano che, spesso e volentieri, non è la tecnica la cosa più importante, ma il desiderio di tirar fuori tutto ciò che si ha dentro nel modo più violento possibile e trasformare le urla e i pianti sofferenti delle persone in “power chords” distorti.
Concludo affermando, con stima nei loro confronti, che: se i Lapida avessero inciso già un cd farebbe sicuramente parte della mia discografia personale.

Tracklist:
1. Fight
2. Resistencia
3. Trash is dead

Recensore: Alessandro De Fronzo
Voto: 8,5/10
Contatti: http://www.myspace.com/lapidatrashmetalband

11/06/09

Stormlash (Ita) - Lash it out

Band: Stormlash
Titolo: Lash It Out
Nazionalità: Italiana
Anno: 2009
Produzione: Autoproduzione


Buon Lavoro per gli Stormlash, i 4 thrashers lombardi alle prese con la loro prima demo registrata in tempi record: 5 mesi per l’esattezza bastati a concepire Lash it out!, un lavoro che può sembrare all’apparenza prematuro, a causa di parecchie sbavature, ma se ascoltato per bene sorprenderebbe anche i più critici dei critici. Capaci di afferrarti per le spalle e gettarti di peso nei favolosi anni ’80, quando i ruggiti dei colossi della Bay Area risuonavano per tutti gli States, questi ragazzotti dall’idee chiare sembrano non aver accusato assolutamente gli ultimi 20 anni, scansando abilmente la dolce tentazione dei black album che sistematicamente diedero fine ad un’era.
Beh,ovviamente da rivederlo un po’ in tutte le sue sessioni: da quella ritmica un po’ impacciata e sporca a quella vocale un po’ straziata frutto della poca esperienza.
La loro creatura si apre con un melodioso intro: Glare From The Ashes, la prefazione, l’otturazione semiotica fra la terra e il cielo, ”L’attenti” del generale ai suoi soldati prima di scatenare il massacro; ed ecco nella grazia iniziale che ti salta in faccia il primo pezzo della demo Thrashicide: un vero e proprio inno al Thrash Metal, dedito a ingraziarsi gli dèi dell’olimpo metallico. I Lord del Metal, però, non sarebbero molto entusiasti del pezzo in quanto, nonostante il gran cuore messo nella composizione, subito salta all’orecchio le imperfezione facilmente percettibili dai continui lamenti della parte solista del tutto in disaccordo con la sessione ritmica abbastanza scoordinata soprattutto nell’uso della doppia cassa.
Dopo l’esordio poco brillante i 4 giovani thrashers si rifanno con Stormlash, pezzo omonimo, che racchiude l’essenza del gruppo,una frustata ribelle alla crepuscolare schematicità sociale, tessa su una serie di regole, che violentemente vengono infrante dal riff iniziale e dai forti controtempi, a cui susseguono svariati assoli di chitarra veloci e poco raffinati. Proprio per ribadire la devozione al genere.
Segue l’articolata e introspettiva Checkmate of Fate, verticosa e spezzata canzone che mette a dura prova le ginocchia del batterista, che subito dopo il riff iniziale, innalza con il doppio pedale un muro sonoro, preso a picconate, dalla voce cattiva del cantante che nel frattempo narra l’inesorabile soggezione dell’uomo, abbandonato al destino nel suo incessante senso di inettitudine, schiavo del paradosso della veloce staticità temporale.
Infatti il pezzo rude e furioso si trasforma nel mezzo in una dolce power ballad che purtroppo sono costretto, mio malgrado, a criticare in quanto il paragone (ovviamente eretico) con la famosa Fade to Black dei Metallica è inevitabile: l’assolo è praticamente la copia spiccicata del primo della famosa canzone, solo molto più lento e sporco; per non parlare dell’arpeggio di sottofondo e quasi tutto ciò che viene dopo.
Beh nulla da dire sulla canzone dopo Rushin' The Crown che riprende un po’ la filosofia ostile nei confronti della vita in continuo supplizio e dell’uomo abitante, da loro definito: “Kingdom of torment...empire of shame….”.
In fine c’è la canzone che preferisco Hall of the Dead più leggera rispetto alle altre ma in un continuo crescendo verso quello che già annunciato dal titolo è “la sala dei morti” dove questi ormai rassegnati si uniscono in una giostra di dolore. E’ in questo pezzo che il bassista fin ora un po’ timido da il meglio di se in sintonia col collega alla ritmica legando al nastro la buona opera di tutto il gruppo.
Credo personalmente che anche se le idee non mancano e i lavori siano abbastanza buoni bisognerebbe un po’ rivedere tutti i pezzi ma i 4 cavalieri lombardi hanno centrato perfettamente il loro intento nel cercare di regalarci un po’ di sano e, purtroppo, nostalgico Thrash Metal anni ’80!

Tracklist:
1. Glare From The Ashes – Thrashicide
2. Stormlash
3. Checkmate of fate
4. Rushin' The Crown
5. Hall Of The Dead

Recensore: Alessandro De Fronzo - nibio1988@hotmail.it
Voto: 6/10
Contatti: http://www.myspace.com/stormlash

13/05/09

Screaming Orgasm (Ita) - Burning Thrash

Band: Screaming Orgasm
Titolo: Burning Thrash
Nazionalità: Italiana
Anno: 2008
Produzione: Autoproduzione

Il primo lavoro dei partenopei Screaming Orgasm ci presenta una giovane band composta da 4 amici e ex compagni di scuola che hanno unito il loro amore per il metal,con risultati discreti.
I 4 pezzi presentati ci mostrano un combo unito ma inesperto su alcuni piccoli fattori come la pronuncia inglese e alcune imperfezioni chitarristiche, comunque tutte cose che si aggiustano facilmente col tempo e le prove. L'influenza maggiore della band sono sicuramente i Metallica e i Maiden dai quali riprendono lo stile del cantato e alcune armonizzazioni-melodie.
Il pezzo meglio costruito del lotto è KlaatuVeradaNikto che mette in evidenza la batteria e una bella linea vocale accompagnata da una chitarra melodica e tagliente. Gli altri pezzi sono un attimino meno personali e più riconducibili alle loro influenze e ciò mi conduce a consigliare alla band di tenere KlaatuVeradaNikto come base per sviluppare i pezzi futuri e coniare cosi un genere personale e che metta in risalto le vostre qualità, qui ancora nascoste. A presto con nuovi brani ragazzi!

Tracklist:
1. SCS
2. KlaatuVeradaNikto
3. Barbarians
4. Brainsturbation

Recensore: AlexThrash - alexthrash@live.it
Voto: 6/10
Contatti: http://www.myspace.com/screamingorgasmmetalband

Sublimhate (Ita) - Demo 2008

Band: Sulimhate
Titolo: Demo 2008
Nazionalità: Italiana
Anno: 2008
Produzione: Autoproduzione

I laziali Sublimhate presentano il loro demo omonimo composto da 4 tracce e ci danno subito un bel cazzotto in faccia! La loro fonte di ispirazione principale sono sicuramente i Carcass e leggermente gli Slayer (in alcuni riff e aperture) ma si nota l'intenzione di creare qualcosa di personale. I suoni del demo sono buoni e con una batteria e basso mai in sottofondo che si prendono ogni tanto delle piccole soddisfazioni con break molto azzeccati.
A mio avviso il pezzo più interessante tra i 4 è Neither God, anche per via dell'utilizzo di effetti flanger e di alcuni buoni cambi di tempo mentre il pezzo più debole del lotto è Predestined To Damnation che non decolla e rimane lenta senza mai sfociare in qualcosa che ti faccia alzare dalla sedia!
In definitiva la band ha ancora bisogno di tempo per trovare la sua strada staccandosi dai numi tutelari e con la costanza e la discreta tecnica in possesso ai singoli si potrebbe intravedere un buon cambiamento già nel prossimo lavoro. In bocca al lupo!

Tracklist:
1.Neither god
2.Only one man
3.Predestined to damnation
4.Sexual instinct

Recensore: AlexThrash - alexthrash@live.it
Voto: 6,5/10
Contatti: http://www.myspace.com/sublimhate

20/04/09

Maelstrom (Ita) - Bang In Your Ears

Band: Maelstrom
Titolo: Bang In Your Ears
Nazionalità: Italiana
Anno: 2007
Produzione: Autoprodotto

Che mazzata! E’ raro ascoltare un massacro sonoro del genere al giorno d’oggi, soprattutto se si parla di un album di fottuto Thrash Metal di stampo ottantiano fatto bene, e sopratutto se si parla di un gruppo italiano attivo da alcuni anni, ora al debutto, e non di una qualche vecchia leggenda della Bay Area. Perchè ormai è più facile e comodo suonare robetta melodica e di facile ascolto, per compiacere i tredicenni che chiedono i soldi ai genitori per comprare i loro album “metal” preferiti, piuttosto che rifarsi, sia col look che soprattutto con l’attitudine e il suono, ad un fenomeno stagionato ma non per questo da buttar via,anzi.
E i Maelstrom questo lo sanno, suonando solo ciò che gli piace e che sanno far meglio, ovvero pura violenza Thrash Metal! Questo Bang in your ears si rifà a questo genere fin dalla copertina, scarna e rozza ,senza fronzoli, fino ovviamente alla musica, ottima e senza compromessi. La sezione ritmica,a opera di Francesco “Warmachine” (batteria) e Manuel “Crazy Fox” trita tutto e tutti, senza lasciare un attimo di tregua, coadiuvati dalla pulita voce (per così dire) e dalle taglienti chitarre di Roberto “Shotgun”, accoppiando riff e solos al fulmicotone e testi secondo tradizione, in questo ottimo debutto composto da 10 sparatissime canzoni, e raggiungendo l’apice con il pezzo più bello del lotto, una nostalgica dichiarazione d’intenti, To thrash is our duty!!, dal refrain impossibile da non cantare, e infatti molto apprezzata durante le loro devastanti esibizioni live. I Maelstrom sono una delle tante perle nascoste nell’underground italiano, portatori di un credo per molti morto, ma vivo nel cuore di chiunque adori la scena ottantiana, e gruppi come Slayer, Metallica, Megadeth, Testament e compagnia thrasheggiante…da ascoltare assolutamente.

Tracklist:
01. Death's back among us
02. Headbangers
03. Caged by metal
04. Circuit of madness
05. On or off?
06. Save you
07. Writhing of the mind
08. Bloodbath
09. MaelstroM
10. To thrash is our duty!!

Recensore: Angelripper - fedefalk10@hotmail.com
Voto: 7/10
Contatti: www.myspace.com/maelstromthrash

Seal (Ita) - Prisoner of Life

Band: Seal
Titolo: Prisoner of Life
Nazionalità: Italiana
Anno: 2008
Produzione: Autoproduzione

I Seal vengono da Torino e nelle tre tracce del demo Prisoner of life propongono un thrash/death che a mio avviso ha molto poco di thrash e che paga dazio in primis ai Death, loro influenza ostentata, e in minor quantità a Slayer e Obituary. Le idee a sostegno dei pezzi non mancano e neanche la perizia tecnica dei 4 ragazzi, nonostante ogni tanto la voglia di strafare li induce a perdonabili errori, principalmente al batterista e alla chitarra solista consiglierei di andarci un po' meno con foga e di ragionare a volte, tanto i pezzi son buoni lo stesso!!
Il primo pezzo Suffering my Pain dimostra in toto le influenze dei 4 con dei giri che sembrano uscire dalla penna di un certo Chuck(r.i.p.) ma con delle lyrics che non corrispondono ai cliché del genere.. Andate sullo space e leggete i loro testi/commenti ai testi.. La seconda traccia Last Dream si fregia di parti più melodiche e di un riff di chitarra di facile memorizzazione che accompagna la voce nel refrain. L'ultima traccia è quella che da il nome al lavoro, ed è sicuramente la più ricca di cambi e con una sezione centrale dove spicca il secondo solo/riff, davvero molto ben strutturato, mentre il primo necessita di essere rivisto in quanto troppo frettoloso e sbavato. Buonissimo il lavoro del basso che in questa traccia si mette un po' in evidenza rispetto alle altre.
Alla fine dopo ripetuti ascolti concludo dicendo che non sto bocciando i Seal, anzi direi che son promossi sicuramente perché per essere un primo demo va più che bene. Ragazzi aggiustate un po' il tiro, lavorate ancora un po' sugli strumenti e su uno stile compositivo tutto vostro. Con questi tre accorgimenti il prossimo lavoro sarà sicuramente un bel passo avanti.

Tracklist:
1. Suffering my Pain
2. Last Dream
3. Prisoner of life

Recensore: AlexThrash - alexthrash@live.it
Voto: 6/10
Contatti: www.myspace.com/sealbandto

16/04/09

Nofuck (Ita) - Existenzminimum

Band: Nofuck
Titolo: Existenzminimum
Nazionalità: Italiana
Anno: 2007
Produzione: Autoprodotto

Attivi dall'ormai lontano 1997, i NoFuck hanno attraversato sicuramente un periodo travagliato a causa di sconvolgimenti in line up e altre cause interne al gruppo, ma tornano con una nuova linfa vitale a spaccare le casse dei nostri stereo con un full lenght di puro Thrash Metal, Existenzmimimum , datato 2007. Lo stile dei Nofuck mischia un Thrash sicuramente più moderno che prende spunto da band come Messhuggah, Pantera e Fear Factory, a un Thrash dichiaratamente anni '80, che vede negli Anthrax una grande forma di ispirazione.
L'impatto è notevole fin da subito, grazie a una produzione più che sufficiente e alle chitarre granitiche quanto serve per dare la giusta violenza alle songs. La sezione ritmica e il cantato, a volte in growl, a volte in chiaro, non sono da meno, e vanno cosi ad integrare quello che può essere sicuramente un album degno di essere ascoltato , non solo dagli amanti del genere ma anche e soprattutto da chi ama sonorità più moderne.

Tracklist:
1. Nofuck
2. Shattered Dreams
3. In Hail
4. Abstine
5. Tragedy
6. Australian Girl
7. Existenzminimum
8. Why Me?

Recensore: Angelripper - fedefalk10@hotmail.com
Voto: 7/10
Contatti: http://www.nofuck.it